Amarcord - F.Fellini (1973) 

Amarcord - F.Fellini (1973) 

Il microcosmo della casa studenti dove vivo è regolato dalle stesse leggi, dalle stesse premesse educative e dallo stesso humus socio-genetico che fanno si che i bambini napoletani da che c’è memoria trovino normale buttare le cartacce per terra per strada.


Non trovo un modo più elegante e raffinato di questa riflessione sulla “res publica” per dire che i miei coinquilini usano gli asciugamani, anche i miei, per pulirsi il culo al posto della carta igienica.

Prima domenica pomeriggio trascorsa nella casa-studenti a Napoli dove tutte le speranzose utopie di ‘luoghi dove la domenica pomeriggio può diventare interessante’, ‘party hard’, ‘metropoli a disposizione yeee Brasiiiil’ si sono infrante contro lo scoglio dell’immancabile pioggia monsonica novembrina, delle provviste di biscotti e altre cibarie esaurite che Toh! i supermercati di domenica sono chiusi pure a Napoli eh, degli amici che ‘scusa sai ma pioveva’, della vaiassa del piano di sopra che sono 2 ore precise che mi allieta con la crisi di nervi giornaliera (stavolta il topic è “stà sfaccimm è città non è degna di me e vuje nun capit nu cazz io cà stù murenn, stù MURENN” -giovine figliola- “Ha parlat à contess, ma vai a faticà A FATICA’ STA ZUZZUS” -madre premurosa-)

Prima domenica pomeriggio trascorsa nella casa-studenti a Napoli dove tutte le speranzose utopie di ‘luoghi dove la domenica pomeriggio può diventare interessante’, ‘party hard’, ‘metropoli a disposizione yeee Brasiiiil’ si sono infrante contro lo scoglio dell’immancabile pioggia monsonica novembrina, delle provviste di biscotti e altre cibarie esaurite che Toh! i supermercati di domenica sono chiusi pure a Napoli eh, degli amici che ‘scusa sai ma pioveva’, della vaiassa del piano di sopra che sono 2 ore precise che mi allieta con la crisi di nervi giornaliera (stavolta il topic è “stà sfaccimm è città non è degna di me e vuje nun capit nu cazz io cà stù murenn, stù MURENN” -giovine figliola- “Ha parlat à contess, ma vai a faticà A FATICA’ STA ZUZZUS” -madre premurosa-)

Non posso più mangiare i dolci e ho bisogno di un abbraccio molto forte

Dopo una mattinata trascorsa in uno studio dermatologico con l’uomo più lento e zombiesco che abbia mai prestato giuramento ad Ippocrate arriva finalmente il tanto atteso momento dei test di allergia. Mentre il dottore mi bucherella le braccia ho già i mente esattamente quale sarà il risultato dell’analisi. In cuor mio SO che i pomodori sono malvagi ed è tutta colpa loro. Sono cose che si sentono nell’animo.

Latte *pic* WOSH eritema. Ah, il mio vecchio acerrimo nemico. Ventiquattro anni di amore non corrisposto e sofferenze, ma almeno non è una sorpresa.
Pomodoro *pic* Dai su sono preparata, avanti. Nel profondo ho già rinunciato agli gnocchi alla sorrentina e ho già un’idea di quante Margherite potrò concedermi al mese  settimana. Nessuna reazione. Mah.
Cacao *pic* Una gocciolina di sudore freddo sulla fronte. Niente.
Carne, pesce, varie ed eventuali *picpicpicpicpic* Un po’ ci spero che sia colpa del merluzzo che mi costringo con un certo orrore ad ingerire solo per mere questioni proteiche. Niente, niente, niente.
Uova *pic* WOSH eritema. Mh. In mente mi passa rapida l’immagine di una frittata e dell’occhio di bue che nelle tristi serate da fuorisede con le provviste di tonno esaurite salvano la vita però insomma, se ne può fare a meno. 

Doc: “Ecco bene, insomma, a parte che penso ci possa essere un problema con conservanti e additivi, direi che potresti iniziare ad escludere latte e uova….”
Io, con estrema calma: “Ah bene, ok”
Madre (che ha vagamente intuito il dramma incombente) “ehmm….le uova…..si…….”
Io: “eh si le uova pazienza, ma non è mica una tragedia!”
Madre: “Beh no ma, ehm…”
Madre: “……”
Doc: “…….”
Io (guardo mia madre, distoglie lo sguardo) “…” “Ah ODDIO è vero. Anche la frittata di spaghetti!! Che peccato…”
Silenzio
Doc: "beh le uova sono contenute in vari alimenti…….."
Madre: “ehm le frittate si certo, ma anche la pasta all’uovo….la maionese…. la crema…. le cose impanate…..”
Io: (un’illuminazione folgorante) “NO I CROCCHE’ DI DIMATTEO NO!!!!!!!
Doc: “beh non si scordi i DOLCI, LE TORTE”
Madre *panico*  si eh ma magari insomma qualcosina, non tutto alla volta INSOMMA COFF
Doc: (insistendo sprezzante della sensibilità altrui) “I biscotti, LE MERENDINE. TUTTE LE MERENDINE
Io (mummificata) “…”
Doc (sparando sulla crocerossa) “e poi gli yogurt, i formaggi, I GELATI e compagnia bella, e non dimentichiamo poi—” 
Madre: “beh si certo HAHA *occhiata alla figlia raggelata* beh certo poi vedremo con calma insomma, si, ecco” 
Io (mentre mi passa tutta la vita davanti con in sottofondo la musica di Notting Hill e scorrono immagini di me che felice corro incontro a dei Pangoccioli in un prato fiorito, che in una buia notte tempestosa dormo stretta ad un pacco di Abbracci, che mi arrampico nella dispensa per trovare i Saccottini nascosti, che passo davanti alle friggitorie di Via dei Tribunali e lancio un sorriso radioso verso l’angolo crocchè e arancini, che raccolgo una Nastrina che piange abbandonata in una cesta di vimini e la porto a casa per allevarla con amore, la mamma di N. che mi nutre davanti a un caminetto scoppiettante con la mia torta preferita, e infine la moviola si ferma su un fotogramma di me in una squallida stanzetta illuminata al neon che rimescolo mestamente un piatto di verdurine con aria afflitta e sento già la morte nel cuore (non me ne vogliate salutisti però insomma.) “Ca….capisco.” 

Cerco di congedarmi e uscire con tutto il contegno di cui sono capace e poi corro a chiamare A. guaendo senza ritegno come un cucciolo di Labrador bastonato. Dopo aver spiegato tra una lacrima e un mugolio affranto, 
A: “Ah, il ramen e i ravioli al vapore boh, ma quindi neanche più Mac e Burger King giusto?”
Io:TU-TU-TU-TU-TU-TU”.
 

Scrittori locali, sigarette e puttane, cazzo mi è caduta la sigaretta nel whisky: un rincuorante affresco della cultura giovanile odierna


Moglie via. Figli via.
Neanche a volerne sapere di essere nati da un padre bastardo,
figlio a sua volta di un cane e da una madre troia.
Scrofa. VACCA”
 



Questo fulgido esempio di letteratura che profuma di bukowskiano e che sembra nosense perché decontestualizzato -ma che invece è nosense e basta- è tratto dal libro di esordio di un coetaneo mio conoscente che è faro della cultura giovanile locale nonché (autoproclamatosi) mecenate e scopritore di talenti nostrani.

Stasera c’era la presentazione di questo suo primo libro d’esordio (termine che ripetevano spesso lasciando presagire un triste prosieguo carrieristico in tal senso)
qui nel mio paesello. Non sapevo bene cosa aspettarmi in realtà, da un lato immaginavo un banchetto al centro della libreria con qualche fila di sedie di plastica e un ragazzo imbarazzato tra un colpo di tosse e l’altro, dall’altro presagivo di dovermi aspettare ben altro dalla comunità di un paesello che è “metropoli” sovrana tra gli altri paeselli della provincia, che ha avuto la buona idea di piazzare la prima Feltrinelli della zona e la faccia di bronzo di mettere un’insegna rossa che sa tanto di sfacciato bordello e invece ha scritto su “Cultural District" per intitolare quella libreria e quel cortile-bar attiguo che in qualunque altro posto sarebbero stati filati di striscio e che qui sono diventati il fulcro-ritrovo della presunta élite culturale locale. 

Insomma, il cortile-bar è invaso da qualcosa come 150 anime.
E. giura di aver visto auto blu sostare all’entrata. Promette bene.
Dal nostro angolino scrutiamo i tavolini pieni di aperitivi, le facce delle signore vestite bene che gridano moglie del dottore, gli uomini in giacca e cravatta che gridano studio legale, i ragazzi in camicia ma bene o male normali che è vero che siamo la futura alta-borghesia locale però non diamolo eccessivamente a vedere, quelli che ah era il rappresentante d’istituto al liceo, quelli che ah un altro decennio e ce li ritroviamo sindaco e giunta comunale pari pari come stanno, quelli vestiti normali e basta sparuti e spauriti negli angolini che non abbiamo occupato noi, ragazze in tacchi a spillo con tubini aderenti che se si abbassano solo di mezzo grado abbiamo la fetta serale di Bunga Bunga nostrano, le professoresse del liceo in posa compunta con catenina gesubbambini al collo, inquietanti individui inanellati con cravatta viola abbinata al fazzoletto della giacca che manca solo la catenona d’oro a urlare boss mafioso ma forse ce l’hanno nascosta sotto la camicia, eccetera, eccetera. 

Lo “scrittore” è ad un tavolo davanti a tutti sotto ai riflettori, presentato da un tale che non so quale qualifica abbia per trovarsi lì ma mi dona una delle più atroci spremute di pomposaggini mai sorbite nella vita. Pensa all’aggettivo che stai per usare, scorri velocemente il database alla ricerca del sinonimo più pomposo, magniloquente e desueto che riesci a scovare e piazzacelo ogni 3 parole, tempo un quarto d’ora e metà della platea ti avrà preso per un insigne studioso. 

Lo “scrittore”, che è anche un ragazzo simpatico, cita a raffica i suoi maestri da McCarthy in poi (con un tono che dice “maestri” e puzza di “colleghi”), parla delle sue influenze pòst, del suo amore per il dada, e così via. Una ragazza attacca a leggere frasi dal libro. Avete presente quelle che leggono in piedi in classe al liceo con un tono così enfatico da risultare ridicolo che un po’ ti vergogni per loro e speri finisca tutto in fretta? Beh. Non bastasse, la sua vocina flautata è accompagnata da sottofondo di chitarra classica live. Stacchetti di musica dal vivo con cantante in posa pensierosa chestadandovoceaiprofondirecessidelsuoanimo, chitarra sulle gambe accavallate, plin plon, ma che è carla bruni, ah no, plin plan, mancano solo i mandolini. Clap clap, anche i clap clap sono sobri. Atmosfera lounge. Avrei dovuto vestirmi più glamour. -sentivo il bisogno di ficcarci un altro termine da brividi di orrore dietro la schiena, scusate- 

I miei amici sghignazzano, io mi lascio sfuggire un “mavedidiannartenea” al sentire nominato Mc Carthy, una signora mi zittisce con un altro sobrio COFF, COFF!
Dobbiamo comprare una copia del libro, ci vergogniamo all’idea che qualche altro anonimo sovversivo come noi possa essere lì in incognito e considerarci alla stregua della massa plaudente ma dobbiamo correre il rischio per amore della verità e scopriamo che è pieno di gente con quel librettino in mano. Il prezzo è accettabile, la copertina “talmente brutta da non far neanche ridere”, in cuor mio mi riprometto di essere obiettiva e misericordiosa nella lettura.

Accosto un conoscente perché curiosa di sapere le opinioni dei presenti. Accenno un vago sorriso perché spero che così eventuali  sovversivi in incognito come me possano sentirsi incoraggiati a venire allo scoperto. 
"Bello bello, molto interessante. Ma perché quel sorrisetto ironico?" mi chiede con aria di rimprovero. Lo guardo. Ci crede sul serio. Origlio mentre ne parla con amici. Pensano di trovarsi in un momento di alta letteratura. Voglio andare a dondolarmi autisticamente su una sedia con le braccia intorno alle ginocchia e invece resisto e ci riprovo. "Ehi ciao ennesimo conoscente, tu cosa ne pensi?" il conoscente è appena arrivato ma chiama due sue amiche e ripropone la domanda, le ragazze scattano sull’attenti tra un elogio e l’altro "bello bello" "che bravo bravo!". In un ultimo afflato di speranza preciso che non sono amica dello scrittore e che anzi sono lì in mood-gag e loro si sbottonano con un "aaaah pensavo fossi amica sua!! No no ma che schifo, maronn”. Grazie.
La serata sta finendo e adocchio lo scrittore con i suoi baffetti simpatici circondato da uno stuolo -letteralmente, uno stuolo- di donne, risatine ihih, uè brav uagliò!; viene fotografato, abbracciato, strette di mano, FLASH!, sorrisino FLASH!, autografo, ehi vieni qui che ti autografo le tette AHAH, ragazze che si allontano ridacchiando, mio dio questo da stasera si farà tutte le minorenni del paese e anche le loro madri, mio dio

Io e la mia criù rimaniamo a parlare a un tavolo e ce ne andiamo a orecchie basse quando ci accorgiamo di essere rimasti gli unici in un angolino mentre al centro del cortile c’è un’elegante tavolata in onore del letterato, allontaniamoci dalle luci del successo che non siamo abituati e ci stanno accecando và, profumiamo di zona disagiati del liceo, metti in moto l’auto e ciao. 

Torno a casa e sono l’unica con una copia del libro in mano, mi sento portatrice del Sacro Graal per gli amici che sono rimasti in ansiosa attesa su internet, li faccio abbeverare con qualche perla. Sfoglio questo libro che è a metà tra “cioè la vita è una puttana hai capito cioè- *Boccata di sigaro*” e uno stream of consciousness che comunque non riesce a celare la totale mancanza di senso di questo racconto. 
Giurerei di aver trovato svariati errori di sintassi, non di quelli che ti fanno saltare dalla sedia “ommioddioilcongiuntivo!!!” ma di quelli più sottili e letali, che non riesci a capire perché e non sei sicuro se ci sia una regola grammaticale a riguardo, ma suona proprio dimmerda oh. Mi beo in questo mare di parolacce ed epiteti coloriti messi a casaccio e di frasi nosense e quest’aria da sono un uomo vissuto cinico e sprezzante che beve whisky e si scopa le sue puttane nei peggiori bar di Caracas perché la vita è infame la vita è una puttana e mi sento come la tizia di American Beauty che invece di petali di rosa naviga felice in questo mare di piccoli omicidi letterari. E’ meraviglioso, meglio di quanto potessimo sperare. Si presta bene a serate di reading collettivo tra una partita a Taboo e l’altra. Riporto frasi, racconto episodi, facciamo gli eroi che si sono sacrificati for the lulz, gag su gag come se non ci fosse un domani. Siamo ragazzi vissuti in un paesello, sappiamo abbeverarci alle nostre fonti e fare di questi episodi fulcro di gag per le settimane a venire. 

Dopo un po’ però l’euforia iniziale inizia a scemare e io decido di mettermi a scrivere un resoconto della serata. In realtà nonostante tutti i presupposti di spasso e allegria tra un uèuè e l’altro ho avuto diversi pensieri amari durante la serata. 
Non ho nulla in particolare contro il ragazzo in questione, che sarà anche la sua aria buffa e da bravo cristo ma non ispira odio insomma, gli sono pure grata per l’intrattenimento serale, però facendo un discorso generale ultimamente sento troppe storie “così va il mondo” e mi sto stancando.
Ho scoperto l’acqua calda, ma mi sono stufata delle eccessive pagliacciate e della gente che mi fa passare totalmente quel poco di voglia che ho di fare qualcosa di serio nella vita perché tanto in questa città/regione/nazione si campa a cerchie di conoscenti e soldi e basta. Una volta in parte concordavo con la tesi “beh ma se uno ha la possibilità e la faccia di bronzo di mettersi in mostra, di pubblicare un libro o cose del genere perché no, è un merito anche quello”. No, la faccia di culo non è nessun merito, è faccia di culo e basta. La spudoratezza mi ha stufato. 
Se scrivi di merda non nuoci a nessuno se componi le tue poesiole nel buio della tua stanzetta e ti limiti a uccidere lo spirito ai malcapitati che se le ritrovano pubblicate su internet, però la mancanza di buon senso e di decoro di mettersi in mostra in questo modo no, figlio mio, no. E questa è gente che si sente migliore delle sgualdrinelle che si fiondano scosciate sul palco di Veline. Questa è gente che nel proprio paese è Umberto Eco e non risulterebbe grave se fosse un’autoproclamazione e si limitassero a fare i buffoni del villaggio ma diventa inquietante quando viene eletta tale a furor di popolo. La créme bene che sta là plaudente perché gli analfabeti che la compongono occupano la loro posizione sociale grazie alla stessa faccia di culo che ha avuto l’idiota che stanno applaudendo. Si non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, blablablabla. Non li invidio, né loro né i calici di Aperol in mano né i microfoni nè le loro mostre d’arte postmoderna né i loro librettini né niente: voglio modelli sensati e voglio abbandonare la consapevolezza che le persone realmente serie si possano trovare soltanto nella solitudine di qualche biblioteca polverosa dove passeranno tutta la vita senza l’intervento di qualche portafoglio paterno che li trascini fuori da lì. 
Penso ad A. chesareitroppodipartepernominarloperòsticazzi che deve sgomitare per le borse di studio e alla gente di quell’ambiente “accademico” e delle storie che si sentono e di quanta miseria umana ci sia in giro e non sono neanche così convinta che passato il confine passati i guai. Mi sto facendo prendere dal pessimismo cosmico e non voglio ammorbarvi ulteriormente che già c’avete i fatti vostri ma ho perso l’occasione di trovare una gag ha-ha per concludere questo resoconto quindi niente, me ne torno a leggere di eroi e di puttane e di sigarette e di quanto-è-dura-la-vita-di-strada-lo-sappiamo-solo-noi-che-passiamo-le-giornate- al-bar-scrollando-l’i-phone alla luce della mia lampadina e di quel poco di coscienza letteraria che mi rimane e ciao. 

Buon sangue non mente


Sento mia madre starnazzare al telefono con la cugina 

"ODDIO!! ODDIO!! Ma come!! ODDIO!!" 

La sento correre in camera mia e mi preparo al peggio 

SLAM “indovina chi ha incontrato ieri mia cugina?!”

"…chi, mamma?" 

"NO devi indovinare!!!" 

"non lo so, mamma" 

"Tenta!!"

"yawn."

"Guarda che non te lo dico se non indovini!!"

"Ok, non me lo dire"

"…."

sospiro “chi, mamma…?” 

"Ha incontrato Dionisio!!!!! Si è trasferito a lavorare nel nostro paese!!!"

(la mente corre all’epopea raccontata a puntate da mia madre sul suo famigerato ex sin da quando ero troppo piccola per poter sgambettare e sottrarmi alla dose beautifuliana non richiesta; di quest’uomo per inciso so anche il numero di scarpe -altro che favole della buonanotte e cappuccetto rosso) 

"Ah, bene. Perché non lo vai a salutare?" 

”!!! Ma tu NON TI RENDI CONTO!!!” 

"E non ci andare allora. Uffaaah" 

"Ah come vorrei trovare lui o la figlia su facebook per poter stalkerare!!!" (sguardo sognante) 

Clic clic clic clic 

"Eccoli qua. Lui moglie e figlia" 

Mia madre si tuffa come un giaguaro sul letto 

"Oddio. Oddio. Non ci posso credere. ODDIO!!!" 

Dopo un quarto d’ora sto ancora là ad aprirle album di foto

"Uhm…beh la moglie non si porta bene mi pare"

"Mamma per avere più di 50 anni è una bella donna"

"…" 

"Mah quei capelli mi sembrano un pò…e poi come si veste."

"A me sembra una bella donna" 

"……." (silenzio prolungato) 

"…è brutta mamma. Una vecchia scopa. Un cesso." 

"Grazie." 

"Mostrami anche le foto dell’altra figlia!!"

"Ha il profilo privato, perché non lo aggiungi e non gli fai ciao che fai prima?" 

"COSA MA NON CAPISCI E’ IMPOSSIBILE CHE VERGOGNA"

"Sono passati 30 anni, mamma." 

"Cosa penserebbe!! CHE VERGOGNA!!" (si agita come una scolaretta con le gote arrossate) 

"Trent’anni. Trenta" 

"Potevo essere sposata con lui a quest’ora (se non mi avesse mollato dopo 3 anni di fidanzamento e io per ripicca non mi fossi imbarcata in questo maroso matrimonio con tuo padre *violini in sottofondo*)" 

"E’ come se io tra 30 anni stessi a scalmanarmi ancora per T, non so se ti rendi conto dell’idiozia." 

"TU NON CAPISCI NIENTE" 

"Si, mamma. Ok, mamma. Chiudi la porta quando esci eh"

"Ma!!" 

"Ciaooo" 

Sono passati 20 minuti e sta ancora al suo pc a stalkerare come se non ci fosse un domani e ogni tot mi arriva qualche gridolino estatico. Stasera senza dubbio farà la testa come un pallone a mio padre il quale a sua volta si tufferà nel dolce mare dei ricordi di R, la sua ex dell’università, altra sconosciuta di cui mi sono stati propinati vita morte e miracoli tra un sospiro genitoriale e l’altro. 

Tutto sommato la mitologia casalinga su questi due fantomatici individui è divertente e fonte di innumerevoli gag, ma non posso fare a meno di pregare di essere risparmiata almeno in questo ambito dalla maledizione della Genetica.

#Edit:
Toc toc. Mia madre si affaccia di nuovo timidamente dalla porta della mia stanza
"Senti maaa…"
"Cosa mamma, cosa."
"No ma se pensi che la moglie sia più bella di me me lo puoi dire eh non mi offendo. Cioè me lo puoi dire tranquillamente! Sul serio!!!" 

AIUTO. 

Ciao sono Valentina e quando mi sveglio alle 5.30 per fare 12 ore di viaggio in intercity scoppiano incendi che bloccano stazioni, autostrade e qualunque via di fuga e trenitalia non ridà i soldi perché mica è colpa nostra se qualche stronzo ha buttato una cicca nel bosco. Uhm.

La bellezza per la bellezza è pericolosa per ogni dittatura, perché essa implica un ambito che va oltre i limiti che la dittatura assegna agli esseri umani; il suo territorio sfugge al controllo della polizia di regime che non può, pertanto, regnarvi. Per questo irrita i dittatori che vorrebbero distruggerla in qualsiasi modo. La bellezza, in un sistema dittatoriale, è sempre dissidente, perché le dittature sono di per sé antiestetiche, grottesche. Praticare la bellezza è per i dittatori e i loro scagnozzi un atteggiamento reazionario.

- Reinaldo Arenas, Prima che sia notte


(via insuperficie)

Barbie e Ken a cui vennero ispirati gli omonimi Mattelcon i genitori Ruth e Elliot Handler 

Barbie e Ken 
a cui vennero ispirati gli omonimi Mattel
con i genitori Ruth e Elliot Handler 

Ho finalmente trovato un valido “perchè” alla mia laurea


Christo - Wrapped Coast - Australia, 1969 Christo Vladimirov Javašev, di origine bulgara, e Jeanne-Claude Denat de Guillebon, di origine marocchina, erano una coppia di artisti statunitensi nati nello stesso giorno, il 13 giugno 1935, alla stessa ora. Si erano conosciuti a Parigi nel 1958, si erano sposati e trasferiti a New York, dove negli anni sessanta erano diventati esponenti della land art.  È principalmente Christo l’artista, mentre Jeanne-Claude l’organizzatrice: lei si era laureata in filosofia e diceva di essersi avvicinata all’arte per amore: «se lui fosse stato un dentista io sarei diventata una dentista». Le grandi opere che hanno realizzato sono firmate da entrambi, mentre i disegni preparatori (la cui vendita serve a finanziare i progetti) solamente da lui. I lavori di Christo e Jeanne-Claude, unendo l’urbanistica alla scultura, l’ingegneria alla performance artistica, intervengono sul paesaggio e lo modificano in modo provvisorio, principalmente imballando monumenti o stendendo lunghi teli in luoghi naturali. La loro opera “Wrapped Coast" in Australia, con la quale hanno avvolto un tratto di costa lunga 2 km e mezzo e alta 26 metri sulla Little Bay di Sidney con 95.600 metri quadrati di tessuto, è tutt’ora la più grande mai realizzata finora.Lei è morta nel 2009, ma il progetto artistico conosciuto nel mondo con il nome Christo e che insieme hanno contribuito a creare continua ad essere perseguito da lui.

Christo - Wrapped Coast - Australia, 1969 


Christo Vladimirov Javašev, di origine bulgara, e Jeanne-Claude Denat de Guillebon, di origine marocchina, erano una coppia di artisti statunitensi nati nello stesso giorno, il 13 giugno 1935, alla stessa ora. Si erano conosciuti a Parigi nel 1958, si erano sposati e trasferiti a New York, dove negli anni sessanta erano diventati esponenti della land art.  

È principalmente Christo l’artista, mentre Jeanne-Claude l’organizzatrice: lei si era laureata in filosofia e diceva di essersi avvicinata all’arte per amore: «se lui fosse stato un dentista io sarei diventata una dentista». Le grandi opere che hanno realizzato sono firmate da entrambi, mentre i disegni preparatori (la cui vendita serve a finanziare i progetti) solamente da lui. I lavori di Christo e Jeanne-Claude, unendo l’urbanistica alla scultura, l’ingegneria alla performance artistica, intervengono sul paesaggio e lo modificano in modo provvisorio, principalmente imballando monumenti o stendendo lunghi teli in luoghi naturali. La loro opera “Wrapped Coast" in Australia, con la quale hanno avvolto un tratto di costa lunga 2 km e mezzo e alta 26 metri sulla Little Bay di Sidney con 95.600 metri quadrati di tessuto, è tutt’ora la più grande mai realizzata finora.

Lei è morta nel 2009, ma il progetto artistico conosciuto nel mondo con il nome Christo e che insieme hanno contribuito a creare continua ad essere perseguito da lui.

viceitaly:

Piccoli oligarchi crescono
Anna Skladmann fotografa i figli dei nuovi ricchi russi.
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Piccoli oligarchi crescono

Anna Skladmann fotografa i figli dei nuovi ricchi russi.

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Presenze in casa Kappa

Stanotte svoltando un angolo del corridoio mi si è accesa all’improvviso la luce di una stanza in casa, l’interruttore era su on ed era troppo lontano perchè io o chiunque altro   (di vivo perlomeno) potesse sfiorarlo per sbaglio.

I miei hanno commentato serafici e senza indugio “è un segno.” -padre- “beh ma sono le presenze" -madre, che approffittando della succosa news entra ogni 10 minuti in camera mia asserendo con convinzione di essersi sentita chiamare con un lontano "mamma…mamma…!"-

Io noncredoaquestepanzane ma ho passato la nottata a googlare “luce accesa contatto elettrico allucinazioni visive keep calm and” e stamattina avevo pure un esame, li mortacci -letteralmente- 

Un accorato RIP per i miei beneamati auricolari standard da dodicieuroenovanta con i cerchietti aggranfa-orecchie (per chi come me ha i condotti uditivi evidentemente troppo deformi per quelli normali) che a dispetto della media di resistenza di 1.2 mesi hanno prestato onorevolmente servizio per quasi un anno, resistendo imperterriti a tutti gli attorcigliamenti in quel triangolo delle Bermuda della mia borsa e a tutti i tentativi di strangolamento notturno. Vi seppellirò nella terra fuori casa tra il criceto della terza elementare e il canarino della seconda media, god bless you dear friends

Oh, Lars


Breaking the waves - Lars Von Trier 


Sto rompendo un pò a tutti a furia di parlare di Lars Von Trier, nonostante senta incombere l’etichetta di radical-chicchismo sulla testa, nonostante con quel Von auto-ficcatosi nel nome neanche lui aiuti molto, nonostante gli “eh?” “ah?” “chi?”“ma dove la trovi stà gente aò” “oh abbiamo l’intellettualina oh” dopo l’ultimo slancio di ottimismo verso il mondo in cui ho avuto l’ardire di nominarlo in un gruppo di gente che stava esaltando gli ultimi film visti -tra cui Notte da leoni, tanto per dire- nonostante in parte lo odi e dopo ogni finale mi riprometta “non ne guarderò più, non ne guarderò più” dondolandomi a mò di bambina autistica, ma continuo comunque imperterrita a vedere i suoi film e sento il bisogno compulsivo di parlarne in giro ”oh no no quello della terza C è uno stronzo non lo sopporto però parliamo ancora di lui dai" mentre scrivo il suo nome piccolo piccolo in mezzo ai cuoricini in un angolo della Smemoranda.

Insomma, oggi ho visto “Breaking the waves” (il primo della “Goodheart trilogy”, il titolo che gli hanno dato in italiano non lo nomino neanche perchè mi vergogno per loro) e non riesco a capire se amo lui, la sua telecamera traballante da ripresa neorealista alias filmino di un picnic di famiglia, oppure le attrici protagoniste che mi ispirano amore ai limiti dell’eterosessualità e meritano 10 oscar a testa (Bjork, Emily Watson che fino a 6 ore fa era “ah quell’attrice bruttina inglese boh” e adesso sono le nuove starz della mia pornografia intellettuale)